Lisa e il Diavolo (1973)

Mario Bava e' stato un regista troppo importante per essere degnamente trattato nelle poche righe mensili di Cinema Ambra. La sua eclettica vena creativa, che pur restando ancorata al thriller e all'horror non disdegno' puntate nei generi piu' diversi, gli valse costanti accuse di commercialita' da parte di certa critica italiana annoiata ed elitaria, relegando in pianta stabile la sua produzione nel sottobosco del cinema B.
Passaggi televisivi e puntate monografiche di Fuori Orario hanno rivalutato poco e niente la figura di questo autore agli occhi del grande pubblico e (tanto meno) a quelli delle ditte homevideo: al momento non esiste in catalogo NESSUNA pellicola di Bava in videocassetta, e a richieste specifiche i noleggiatori continuano invariabilmente a proporre Fantaghiro'.
E apprendere che all'estero una ditta come la britannica Redemption sta curando l'edizione ragionata in video dell'opera di Bava diventa tanto piu' imbarazzante se si considera il fatto che qui in Italia, a 15 anni dalla nascita del business homevideo, risultano ancora latitanti (non nel senso di esaurite: nel senso di MAI USCITE!) pellicole di Fellini (L'Intervista) e di Visconti (Vaghe Stelle dell'Orsa).
Proprio la Redemption e' responsabile di questa bella cassetta di LISA E IL DIAVOLO, uno dei piu' travagliati e meno noti film di Bava.
LISA E IL DIAVOLO, uscito in Italia nel 1975 col titolo LA CASA DELL'ESORCISMO dopo una serie di rimaneggiamenti e con l'aggiunta di nuove scene che ne stravolgono completamente la trama, non e' forse il miglior prodotto di Bava ma il suo svolgimento criptico e misterioso gli conferisce ancora oggi un fascino particolare.
Telly Savalas, sornione e perfettamente nella parte, e' Leandro, una incarnazione del Diavolo che ha il suo bel da fare nel corso del film a tessere e ritessere i destini di un gruppo di personaggi capitati per caso in un'antica villa.
Elke Sommer, bionda bellezza teutonica, e' la Lisa del titolo e contemporaneamente Helen, sua precedente reincarnazione la cui presenza aleggia ancora inquietante nella dimora.
Questo film, relativamente povero di momenti splatter, evidenzia il talento di Bava nel costruire momenti di tensione crescente mediante l'accumulo di dettagli e suoni di per se' insignificanti, ricreando atmosfere da incubo anche al di la' di facili effetti. Efficacissime sono le entrate del Diavolo Savalas che, succhiando allegramente un lecca-lecca, trasporta senza sforzo apparente manichini con le fattezze dei personaggi, quasi fossero leggeri involucri senz'anima.
Alida Valli con quegli occhi di ghiaccio e' la sinistra padrona di casa, mentre Gabriele Tinti, Sylva Koscina e il fotoromanzesco Alessio Orano (noto all'epoca per una love-story con Ornella Muti) completano il cast.
La qualita' d'immagine della videocassetta (doppiata in inglese) e' piu' che buona e, se proprio un appunto deve essere fatto, avanzerei qualche riserva sull'immagine di copertina un po' troppo glamour (come del resto le altre della serie), alla quale avrei preferito il poster originale... che sogno pero' potersi lagnare di simili sciocchezze a proposito delle ditte italiane!!!

 

 

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